Il Metaverso

Il Metaverso rientra all’interno di quel gruppo di argomenti per cui le posizioni “grigie” non vengono contemplate: o si è bianchi o si è neri. Nel campo in cui svolgo la mia professione, ad esempio, uno di questi argomenti è la comunicazione online contro quella offline.

Si passa da coloro che credono che sia solo una perdita di tempo (quando va bene) o un gioco per chi ha liquidi da spendere (la maggior parte) a chi crede che sia un futuro molto vicino a noi. 

Come sempre la verità sta nel mezzo.

Facciamo un esempio: un altro degli argomenti divisivi che oggi tengono banco è la mobilità elettrica. Si passa da chi “l’auto elettrica è il futuro, dobbiamo finirla di vendere auto a motore endotermico già da oggi, è la soluzione a tutti i mali ambientali, …” a chi trova le motivazioni più disparate per sostenere che è tutta una falsità fino ad arrivare a sostenere che inquinano più delle auto a benzina o gasolio.

Io ho un’auto 100% elettrica, a chi mi chiede come mi trovo rispondo sempre che ho trovato tutti i difetti che mi aspettavo potesse avere. “Quindi hai sbagliato acquisto?” – “No, la prossima volta acquisterò ancora un’auto elettrica o una che abbia un minore impatto ambientale se esisterà.” Sono bipolare? 

No, credo solo che lo sviluppo tecnologico debba passare da una fase di sviluppo che può progredire solo se si vede l’obiettivo da raggiungere e se c’è una richiesta o una sensibilità all’argomento che provenga dal basso. Se quando sono state messe su strada le prime auto, avesse vinto il partito dei “sono più lente dei cavalli, puzzano più dei cavalli e fanno rumore più dei cavalli” oggi probabilmente andremo a cavallo.

Ci sono argomenti delicati che vanno affrontati: il reperimento del litio, in primis, ma anche lo smaltimento delle batterie una volta terminato il ciclo di vita dell’auto (per quanto le case già stiano approntando le soluzioni), il costo ancora eccessivo per l’acquisto, la reperibilità di punti di ricarica che in futuro non potranno prescindere dalla valutazione della situazione urbanistica delle nostre città (molti non hanno garage e quindi mancherebbe un punto di ricarica notturno) e chissà quanti altri che non mi vengono in mente.

Ma questi possono essere motivi validi per non proseguire nello sviluppo? Certamente no.

Per il Metaverso è lo stesso. Non è l’oggi, per quanto i più visionari vedano nel Metaverso la soluzione a tutti i mali, è ancora in una fase di sviluppo, è in partenza. È anche vero che sarà un progetto che probabilmente non vedrà mai fine (vedi cosa è diventato Google da quando è stato presentato la prima volta ad oggi), ma come potrà essere utilizzato ancora non può essere previsto. Soprattutto, come nel caso delle auto elettriche, i costi sono ancora eccessivi.

Non posso sentire senza alterarmi la campagna pubblicitaria in onda sulle emittenti radiofoniche in cui si prevede che i ragazzi in futuro a scuola potranno vivere di persona la storia. Sembra che il futuro possa essere domani. Ma tutti conosciamo la situazione delle nostre scuole oggi, in cui spesso i ragazzi devono portarsi carta igienica da casa. 

Davvero si può pensare che domani metteranno i Meta Quest (ex Oculus: altra costosa tecnologia di proprietà di Meta) e vivranno un’esperienza di realtà virtuale? Certo che no. O almeno è necessario prima di tutto una revisione della struttura scolastica italiana che prevedo possa essere realizzata in tempi molto più lunghi dello sviluppo del Metaverso (sempre che ci sia politicamente l’interesse a farlo).

Per questo è una tecnologia da lasciare? Anche in questo caso la risposta è no. Sarebbe però opportuno evitare proclami di futuri scenari molto simili al vecchio cartone animato “I Pronipoti” (macchine volanti, domestici meccanici e così via) presentandoli come un obiettivo quasi raggiunto, lasciandoli ai proprietari che devono vendere, ben sapendo che ora come ora (lo ripeto, OGGI) somigliano molto ai venditori di bevande miracolose che viaggiavano nei villaggi del Far West.

Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments